In Italia non si può essere orgogliosi della Costituzione se la vogliamo valutare con occhi attuali. E’ malfatta, con intollerabili arcaismi post-bellici contaminati da elementi di socialismo. A paragone con quella Americana (1787) che si poggia su libertà, felicità e valore dell’individuo e della sua intraprendenza, noi poggiamo la fondazione della Repubblica (1948) su memorie “sovietiche”: sul “lavoro”, sul ruolo dei “partiti” (ovvero l’autoritarismo che prescrive l’occupazione dello Stato con prevalenza del ruolo dei partiti sulle istituzioni) e su di una profonda e insanabile ambiguità “illiberale” sul regime della “proprietà privata”.

Sarebbe esagerato, e irrispettoso nei confronti dei padri costituenti che tanto fecero per redigerla con saggezza, affermare oggi che è letteralmente da buttare. Certamente, va rifatta in parecchi punti, uno dei quali se non il cardine per attualizzarla è sulla forma di governo.

Gli italiani, a parte quelli parassitari, non possono essere assolutamente orgogliosi di questa Carta sia sul piano del modello economico, per i difetti sull’efficienza, sia per come lo Stato applica le funzioni di solidarietà (l’assistenzialismo italiano tende a dare molto a chi non ha bisogno, impigrendo la società, e poco a chi è veramente in stato di necessità.

Di troppe cose, inoltre, in materia di modello politico ed economico l’Italia non può essere orgogliosa della sua Costituzione, tanto da non aver mai fatto scattare, dalla sua entrata in vigore, un sano e positivo “patriottismo costituzionale”. Nessuno, infatti, pensa che il nostro modello “nazionale” è fra i migliori del mondo, anzi, è di fatto – grazie alla nostra Costituzione – uno dei peggiori di tutte le “democrazie liberali” moderne. E la democrazia liberale stessa in Italia continua ad essere incompiuta proprio grazie alla sua Carta.

Dobbiamo, perciò, tornare ad un “progetto nazionale” risorgimentale: gli italiani ci sono, ora va rifatta l’Italia, anche per dar corpo e sostanza al nostro di “interesse” nazionale (e non di altri, compresa la fantomatica “Europa unita”).

Dove si interrompe la secolare rivoluzione democratica liberale, si interrompe il progetto democratico di una nazione col rischio del suo rovescio storico; rovescio – con le sue “memorie” sovietiche – già presente nella nostra Carta.

| PHOTO | Il Presidente della Repubblica Enrico De Nicola firma la Costituzione, 27 dicembre 1947

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