Proposte per un nuovo centro destra, liberal-conservatore

Il monopolio culturale di questa città, sostenuto da finanziamenti pubblici, e para-pubblici, e dai media locali, costringe entro un canovaccio politico e di potere locale indiscutibile. Chiunque voglia emergere, in termini di classe dirigente deve rendersi schiavo del sistema PD e associati, senza mettere in discussione la propaganda antifascita, post-comunista, partigiana, il costituzionalismo dossettiano e lapiriano, nonché il cattolicesimo sociale.

Questa predominante culturale, tenuta in pugno tramite il potere amministrativo da parte di un partito egemone, svolge, in pratica, un ruolo oscurantista verso chiunque diverso politicamente metta in discussione il mantra ideologico della società “multiculturale” aperta, accogliente, integrazionista, antinazionale e antisovrana ma europeista e internazionalista (pro Firenze e Regione, pro etnie ed, ergo, pro Repubblica Popolare Cinese).

Un’altra Prato è possibile solo se di destra, liberale e conservatrice: valorizzando le proprie radici nazionali e la sovranità locale quanto quella dell’Italia unita, avverso esattamente un’idea europeista/internazionalista di sempre maggior cessione di sovranità locale a clientele, in cui il liberismo ideologico “multiculturale” pratese è solo la maschera della disgregazione della nostra comunità cittadina a favore di una sempre più ideologizzata società aperta disunita, di individui e meno legami, di più diritti per tutti ma nessun obbligo verso la città, e quindi di sempre più amministrazione pubblica per rimodellare una città secolare a vantaggio di una città ideologizzata di pochi per pochi (45.000 su 200.000 abitanti).

Chiunque abbia a cuore un rinnovamento della città, non può altro che ripartire da due solidi principi: i valori civili, giudaico-cristiani, liberali e illuministi, e i valori risorgimentali di una comunità identitaria e sovrana, in cui il ruolo della memoria storica non può esser più (autoelettisi pilastri della comunità) né dell’antifascismo comunista e partigiano, né tanto meno di una minoranza cattolica sociale che si richiama unicamente a La Pira, Dossetti e Don Milani, “pilastri” utilizzati per mascherare rapporti di affari e di interessi metropolitani e toscani.

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