La stagione dei “diritti” doveva iniziare? E non doveva terminare conquistati quelli fondamentali (sic et sempliciter).

Il presupposto “politico” delle ideologie progressiste occidentali, dal socialismo agli attuali “liberal”, si contraddistingue per decostruzione continua e scientifica della società/comunità/nazione tramandate, verso un modello democratico ideologico non solo “aperto” (unionistico e globalistico), ma individualistico in cui l’opinione è il suo fondamento.

Se prima eravamo abituati a combattere le grandi ideologie, frutto dell’hegelismo, il marxismo in prima battuta, oggi non combattiamo neppure più avverso ideologie già nate e morte, quali il costruttivismo, il decostruttivismo, lo strutturalismo, il relativismo, il culturalismo, ma contro un “liberalismo liberal” modello sociale imposto “democraticamente”, che fa della distruzione di ogni “verità” il proprio fondamento – grazie all’arbitrio della “opinione” – per giungere all’idealizzazione dell’essere umano senza più radici, fulcro né futuro (multiculturalismo e policulturalismo). Un “umanitaresimo” olistico privo di verità teleologica, tradizioni, conservazione, confini.

L’uomo “liberal” è un “morto che cammina”, ricolmo di diritti entro uno spaccato formale democratico, sostenuto altresì dallo “Stato di Diritto”.

Il qui e l’ora diventa perciò l’essenza del diritto politico progressista, dovuto e assoluto per tutti, costi quel che costi alla società, alle comunità, ad una nazione; le quali, come tali, non valgono più per i legami e i valori che storicamente fondano, ma in virtù del mantenimento di “stati sociali” distributori – tramite la coercizione della tassazione e del debito – di un “egualitarismo” che spezza ogni forma di ascendenza, concorrenza, diversità, lotta. L’importante è “allargare” sempre più i confini, cancellandone sempre più …

La “pacem in terris” è ottenuta con la morte dell’essere umano: nato quello nuovo – in provetta – per morire con se stesso in una società “liberal” eugenetica ed eutanasiaca, ma “democratica” e di “diritto”.

Ecco, perché chi parla di “sovranismo” o “nazionalismo” in forma negativa nelle “democrazie liberali” ancora non ha capito che le tradizioni sono il sale del mondo e dell’essere umano; formate geo-storicamente e tramandate da comunità capaci di difendere i loro valori e i loro confini territoriali e giuridici, i loro “capitali”, su cui poggiano vite illustri capaci di essere motori del bene comune nelle eterne disuguaglianze della libertà, anche fra nazioni.

Riscoprire i valori della “conservazione” val bene, e molto più, di un modernismo progressista che sta autodistruggendo l’umanità occidentale, gli individui veri e le nazioni; che hanno dato vita alle “democrazie liberali”, nonché allo “Stato di Diritto”, cemento dei legami più profondi delle nostre comunità.

Il “liberalismo” ha da sempre avuto due facce, l’una quella che oggi è definibile “liberal”, l’altra “conservatrice”. Delle due, preferisco da sempre, la seconda.

 , , , , , , , ,