“Il buon governo è dove regna la legge sopra tutti, indistintamente, e tutti la rispettano”.

In una città non ci sono i buoni, perché non ci sono cattivi; ci sono solo coloro che rispettano o non rispettano la “legge”, senza distinzione, ma dove la cittadinanza, e non la clandestinità, è posta al centro della legalità.

Giro di vite deve esserci perché la “legge” – non tanto le “leggi” – deve tornare al centro di un programma di “buon governo”. Lo squallore cui assistiamo ogni giorno da anni è lo stesso cui tutti quanti abbiamo partecipato (da parti opposte ma interessate) da pratesi italiani e “pratesi” stranieri, troppo spesso e troppo numerosamente irregolari, illegali, fuori dalla “legge”.

Le uniche ricette vere sono chiare: rigore verso tutti e inclusione, solo per chi vuole regolazzarsi.

La città non è quella che decide una minoranza al potere, perché tale è chi governa con un modello elettivo maggioritario. La città è l’evoluzione che le istituzioni e la storia ci consegnano: tradizionale, multiculturale e pluri-culturale, in cui tutte le “etnie” e le popolazioni presenti, se hanno forza e volontà di rispettare la “legge”, coesistono e dialogano.

Chi amministra la città deve solo svolgere un compito di alta responsabilità laica per la libertà, il bene comune, la qualità della vita di tutti, il benessere collettivo, la giustizia e la pace sociale. Questo significa prendere atto della situazione reale e ri_accompagnare al “rispetto per la legge” tutti quanti: il primo punto di un programma che metterà realmente Prato al centro dell’interesse dei cittadini e della città.

| PHOTO | Pietro e Antonio di Miniato, I Santi Stefano e Giovanni Battista che presentano a Cristo la città di Prato. Nella pregevole vista della città si notano anche Palazzo Pretorio e Palazzo Datini, nonché il mercante Francesco di Marco di Datino, Palazzo Pretorio, Prato.

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