Economia e lavoro, rigenerazione della città ponendo Prato nelle condizioni di intercettare i grandi flussi economici dei prossimi decenni; su queste premesse dovrebbe costituirsi il “buon governo” della città.

Il concetto è semplice: è la politica locale che deve seguire le grandi mosse dell’economia. Chi amministra, oggi, ha un solo impegno: preparare il tessuto cittadino ad essere fertile ed accogliente per sedi di prestigio di società, aziende e istituti di ricerca (università internazionali), richiamando capitale umano “forestiero” dal valore aggiunto, nonché flussi finanziari leciti; ciò implica rilanciare la società multietnica, non più rincorrerla e malamente gestirla. Significa anche abbandonare come prioritare le inefficaci politiche assistenzialistiche finora adottate, che fertilizzano solamente una società di esclusi, predatoria e senza valore aggiunto per la città.

Prato ha tutte le risorse per connettere paesaggio, cultura e tradizioni produttive con posizioni imprenditoriali innovative e di eccellenza, per facilitare la trasformazione dei suoi “macrolotti”, iniziando dal “Macrolotto 0”, in hub dedicati alle eccellenze e ai servizi innovativi internazionali.

Contrariamente a quanto alcuni credono, non è con l’ampliamento dell’Amerigo Vespucci che si aumenteranno i nostri fattori produttivi (moltiplicazione della ricchezza diffusa e dei posti di lavoro), ma con un sistema infrastrutturale regionale e nazionale attualizzato ed efficace che metta in grado Prato di oltrepassare Firenze per collegarsi direttamente e rapidamente con Bologna, Pisa, Milano, Roma e Genova.

In questa ottica, una terza uscita sull’A11 Firenze-Mare nel cuore dei sui “macrolotti” sarebbe più che auspicabile, nonché un servizio ferroviario degno di una città imprenditoriale, mercantile e industriale che Firenze ha schiacciato fin dal XV secolo.

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