Più approfondisco la storia nazionale, le questioni storiche e geopolitiche dell’Italia, più mi convinco che solo dei paesi esterni al Mediterraneo, barbari, atlantici e nuovi, come possono essere i paesi anglosassoni, senza che l’accezione barbaro sia intesa negativamente, ma storicamente innovativa e moderna, potevano dare vita ad una visione liberale della nazione, ad una economia di mercato e, in contemporanea, ad un forte interesse nazionale, pur formando una coscienza civica e pubblica incentrata sulle libertà dell’individuo e non sullo Stato (in virtù proprio della loro nascita come stati avverso la monarchia assoluta).

Da noi De Gasperi, nel brevissimo periodo post bellico in cui fu Primo Ministro (1946-1953) sotto la presidenza della Repubblica di De Nicola, poi di Einaudi, tentò di impostare e rendere più “atlantica” l’Italia (solo per citare: firma del Patto Atlantico 4 aprile 1949).

Il problema fu la sua DC che, appena seppellito (1954), si impadronì dello Stato, statalizzandolo ben oltre gas, petrolio e industrie, ritenute dal De Gasperi, sì necessarie per la sicurezza e la stabilità della giovane Repubblica, appena nata e nata povera, ma anche in virtù dell’interesse nazionale, per una Nazione che doveva dotarsi rapidamente di una prospera economia di mercato e fronteggiare fin da subito (e dialogare con) Francia e Germania.

Questo rileva, non la difficoltà congenita di rendere l’Italia “atlantica”, e quindi più liberale e liberista ma, al contrario, la possibilità per la nostra penisola, ben difesa dalle Alpi, di guardare geopoliticamente, col mar nostrum che la circonda, ben oltre l’Europa continentale, potendosi direttamente aprire verso “Atlantico”.

E’ l’interesse franco-tedesco a tenerci nell’Europa continentale, più che il nostro – unico – interesse nazionale.

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